I\’m not here to save you

La gente è il più grande spettacolo del mondo. E non si paga il biglietto. (C. H. Bukowski)

Archivio per marzo, 2008

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Quattro lettere a cazzo hanno più senso delle tue parole. Quattro lettere del cazzo sono più affidabili delle tue fottute ragioni. Addio.

Mi son beccato,

voglio dire oggi mi hanno dato un paio di volte del rincoglionito, pienodisonno.
Tra le righe ho incassato qualche “svegliati coglione” , e qualcos’altro di affine. Non c’è male, ottimo risultato per una giornata che poteva, per me, rimanere silenziosamente riposta negli anfratti gorgoglianti del tempo.

L’atto della comunicazione – Grammatica contestuale

(tratto da wikibooks.org, wikipedia.com, logos.it)

Perché avvenga una comunicazione linguistica è indispensabile la presenza di una persona che parli o che scriva, innanzitutto, che sarà l’emittente, o mittente, o trasmittente, ossia la fonte stessa dell’atto linguistico, il creatore del messaggio con un grado più o meno alto di intenzionalità e di volontarietà, in quanto nei diversi tipi di letteratura possiamo rilevare in chi si fa autore la presenza più o meno vistosa di una personalità ispiratrice condizionante o di una qualche committenza umana o divina.

Quello che questa persona ‘autore’ dice o scrive sarà il messaggio o discorso.
La persona a cui il messaggio è destinato sarà il destinatario, o ricevente.
Perché vi sia “comprensione”, bisogna che la lingua usata di chi parla (o scrive, o telefona, o comunque trasmette) sia conosciuta da chi ascolta o legge.
Si deve perciò usare un codice (il complesso di “segnali”, le “parole” di un linguaggio o d’una lingua) comune.
La COMUNICAZIONE, una volta per così dire attivata dalla emissione di un messaggio da parte del mittente, può essere ostacolata da vari fattori (rumori; scarsa attenzione del destinatario o ricevente; una precisa volontà di non entrare in comunicazione da parte del destinatario).

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Schema proposto da R. Jakobson:
Egli propone la suddivisione delle funzioni della lingua in sei parti:

1) Funzione emotiva
2) Funzione fàtica
3) Funzione conativa
4) Funzione poetica
5) Funzione metalinguista
6) Funzione referenziale.

La funzione emotiva è incentrata sull’emittente. Viene posta in essere quando l’emittente dell’atto linguistico ha come fine l’espressione dei suoi stati d’animo. La funzione fatica è incentrata sul canale di comunicazione. Essa si realizza quando un partecipante dell’atto di comunicazione desidera controllare se il canale è, per così dire, aperto (esempio: domande del tipo “Mi segui?,mi ascolti?”). La funzione conativa è focalizzata sul ricevente. Essa avviene quando tramite un atto di comunicazione l’emittente cerca di influenzare il ricevente (esempio: “Vai da lei!”). La funzione poetica è incentrata sul messaggio. Avviene quando il messaggio che l’emittente invia all’ascoltatore ha una complessità tale da obbligare il ricevente a ridecodificare il messaggio stesso (ne sono un esempio molte frasi pubblicitarie (o frasi di poesia) del tipo “Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura”). La funzione metalinguista è quella riferita al codice stesso. Ossia quando il codice “parla” del codice (un lampante esempio sono le grammatiche). La funzione referenziale infine è incentrata sul contesto. Essa è posta in essere quando viene data un’informazione sul contesto (esempio: “L’aereo parte alle cinque e mezza”).

Schema proposto da R. Jacobson
Cazzo, ogni tanto qualcuno se ne dimentica.

Il fiato

si toglie, il cuore si spezza. Non si spezza il fiato, non si toglie nulla. Non esistono licenze poetiche, non è tempo di poeti.

“Riesci

a buttar giù una bicchierata di sangue prima di vomitare”… Cazzo, hai mai tracannato il tuo sangue? L’hai mai usato per dissetarti? Cazzo, sai che ne hai un bel po’? Ne hai, non credere sia finto, c’è, non è mica acqua.
Ne bevi parecchio, ma poi lo ributti; ed intanto ne scopri il sapore.