I\’m not here to save you

La gente è il più grande spettacolo del mondo. E non si paga il biglietto. (C. H. Bukowski)

Archivio per novembre, 2007

I timpani

vibravano ad ogni pulsazione o forse quelle animavano il cuore  pam pam pam ogni colpo si ripercuoteva dalla testa alla spina dorsale pam pam pam ogni battito esplodeva, nel petto, nelle vene pam pam pam parlava ancora, ma non ascoltava più pam pam pam parlava e non capiva, la vista si perdeva pam pam pam credeva di parlare ma muoveva a stento gli occhi pam pam pam il sangue era un vortice al chiuso pam pam pam lontana dal buio delle nubi pensierose una testa è caduta.

Era un bandito

maldestro, pensa che quell’altra volta si stava ferendo col suo stesso serramanico, era da circo, da baracca, addirittura un’altra volta ancora le sue minacce impressionarono più lui che le sue vittime. Imbecille, cambia mestiere.

Ed era sempre

lì a guardare dalla grata. Chi ha mai visto un albero a strisce? Avvenne insomma che qualcuno non chiuse la sua porta. Ah che bello, finalmente. D’ora in avanti ogni minuto sarà prezioso più dell’oro. Scorreva tutti come mai priva aveva potuto fare ed incontrò tigri e mucche, polli ed elefanti, tutti dietro le loro grate. Ma davanti a quegli ultimi si fermò a chiedere: -“Voi qui avete alberi e spazio come nessun’altro e poco acciaio. Vorrei star sempre qui con voi.”
Lo sapete quanto sono grandi grossi e lenti gli elefanti?
-“Hei coglione ricordati che la mia è enorme, ma è sempre una gabbia; questo è uno zoo, coglione!, la nostra gigantesca cella…”

Non si parte ancora

e già si parla di perdono, come straminchia si fa? Mi rimbomba qualcosa nelle orecchie, fragore, perdono, perdono… Lascia andare, è cosa da poco… Perdono, perdono, non esitare stupido, perdona. Non ci riesco, anzi che vuol dire? E risuona più forte, perdona, perdono, perdona, fesso sei se non lo fai. Fesso e basta, maperpiacere perdona.
Non ce la faccio, perdono, non ci riesco.

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Dopo il suo sangue, la cosa migliore che una persona può dare di sè è una lacrima.

(Jim Morrison)

Ma no, questa volta non m’interessa, anzi I’m not here to save you

Quando sei qui

con me
questa stanza non ha più pareti
ma alberi,
alberi infiniti
quando sei qui vicino a me
questo soffitto viola
no, non esiste più.
Io vedo il cielo sopra noi
che restiamo qui
abbandonati
come se non ci fosse più
niente, più niente al mondo.
Suona un’armonica
mi sembra un organo
che vibra per te e per me
su nell’immensità del cielo.
Per te, per me:
nel cielo.

Quel Gino aveva provato per un anno a fare il cantautore a Milano, aveva fallito. Cento dischi venduti, non di più. Stava ritornando a casa senza nemmeno i soldi del biglietto. Scrisse questo testo, ma l’aveva buttato già via, nessuno voleva cantarglielo. Lui non ci pensava più quando fu imposto a Mina. La giovanotta aveva preso il volo, cantava cover rock italianizzate e solo per quelle voleva prestare la sua voce; non credeva in quel Gino. Cantò senza convinzione e rimase prima in classifica per un anno. C’avesse messo un po’ di passione sarebbe prima ancora oggi.
Menomale che qualche spot, ogni tanto, ce la regala. Ah, la musica.