I\’m not here to save you

La gente è il più grande spettacolo del mondo. E non si paga il biglietto. (C. H. Bukowski)

Gli imbecilli

non smettono mai di stupire, non smettono mai di sorprendere il migliore dei loro simili (non accusatemi di vanagloria però…). L’altra mattina avevo due degni esemplari della nostra specie davanti e me li son dovuti sopportare fino al primo pomeriggio; stavamo per fare un esame e non potevo evadere. Ho dovuto resistere alle loro venefiche storie da mille e una notte. Cazzo, che vita, la loro.
Stavo per soccombere e sotto la pressione della situazione a doppio taglio speravo in un miracolo che mi salvasse.
Arriva dal cielo? No, da uno dei due che, ex abrupto, ci chiede:
-Ve lo ricordate il primo gol di Enynnaya, quello all’Inter?
Cristosanto se non me lo ricordo. Fantastico. E non solo il gol. E non solo la partita. Mi stavo subito estraniando dai due, ero lontanissimo, con la testa tornavo a quel sabato 19 dicembre 1999. Fu una giornata fantastica, dal primo minuto, un ricordo gradevolissimo da spolverare. Mi svegliai prestissimo. Ricordo ogni momento quasi come presente. Ripenso con piacere soprattutto al mio buonumore, quasi ero ottimista. Sia chiaro, non avvenne nulla in particolare, ma giornata fu gradevole. Normalissima. Non andai a scuola, mi scansai una brutta interrogazione e non mi sentivo in colpa. Di solito prendevo di petto le faccende scolastiche e mi spiaceva assentarmi. Quel giorno non mi interessava. Mi svegliai prestissimo dunque, ed ero già di buon umore. Approfittai quindi per fare qualche servizietto in giro, ovvero per sbrigare qualche rogna pendente da tempo. Risolsi tutto in un paio d’ore, non avrei mai sperato di metterci così poco e perdipiù mantenendo il buon umore. Faceva freddissimo. Approfittai del tempo guadagnato per fare un giro nella campagna circostante. Rientrai a casa quasi sorridendo. Nel pomeriggio studiai tantissimo. Poi, quasi a sera, la chicca, il pezzo forte. Andai allo stadio, con degli amici. Quella sera c’era Bari-Inter, roba dura. L’Inter di Lippi contro il Bari di Fascetti. Pienone al San Nicola, 60’000 spettatori, io tra loro. La mia Inter ed il mio Bari. Un boato accolse le formazioni sul tabellone luminoso: a sorpresa il Bari schierava titolari, per la prima volta in serie A, Antonio Cassano ed Hugochuckwu “Ciccio” Enyinnaya, due ragazzini poco più grandi di me. Meraviglioso. Match dunque imprevedibile, emozioni calcistiche fortissime in arrivo per i 60’000 e per me tra loro. Per questo ringrazio i due imbecilli: per avermi ricordato quella giornata.
Il Bari parte timidamente, l’Inter di Bobone Vieri fa paura, è una corazzata. Il Bari tocca il primo pallone dopo quasi 5 minuti. I nerazzurri fanno quello che vogliono. Due minuti più tardi un rinvio sbilenco dell’Inter ed il Bari recupera la palla, siamo a 40 metri da Peruzzi. Andersson passa ed Enyinnaya, che stoppa, palleggia e tira. Tira?? Che cazzo fa tira da lì? Il San Nicola tiene il fiato per qualche secondo: è gol, bellissimo.


Una preziosità. Il San Nicola esplode in un boato. “Ciccio” corre verso la bandierina e si siede lì. Per qualche secondo perde i sensi sopraffatto dalla gioia, io li avevo persi prima di lui. La partita riprende parecchi minuti dopo, i milanesi vogliono la vittoria. Vieri pareggia subito, dopo nemmeno 5 minuti. I locali, però, non cedono. C’era aria di buono, mi sembrava questo almeno. Ero di buon umore, tutti mi sembravano di buon umore e sapevamo che la partita non sarebbe finita così. Non sbagliavamo. In campo c’era Antonio Cassano, e non poteva finire così. Ogni volta che toccava un pallone i 60’000 saltavano sistematicamente dai seggiolini. Al minuto 85 però tutti incantati.
Innocenti ruba palla e dalla propria area di rigore calcia lungo per Cassano, che si trova poco oltre la linea di centro campo. Il ragazzino stoppa di tacco e controlla con la fronte. Il pubblico, ammutolito, riesce solo a lanciare un “ohhh” di stupore, io nemmeno quello.
Lo stadio sembrava vuoto, pieno di incredibile silenzio.
Cassano procede verso la porta avversaria. Tra lui ed il portiere ci sono Laurent Blanc (campione del mondo ’98) e Christian Panucci, non due fessi qualsiasi. Il barese se li beve, li beffa, li aggira, affronta il portiere, tira e segna.


Di colpo le 60’000 anime resuscitano, esplodono, meravigliate, estasiate, incredule, come per la prima rete, più della prima rete. Cassano corre sotto la Curva Nord, piange, il pubblico salta, esulta, impazzisce, piange. La partita non può riprendere se non dopo 20 minuti. Non aveva più nulla da raccontare, poteva accadere di tutto ormai, non avrebbe cancellato quanto già avvenuto.
Un brivido legato ad una evento semplice e intenso come una partita di calcio, semplicemente gradevole alla memoria.

 

P.S. dato che ci sono:
via matarrese da Bari

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